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Arturo Checchi

Arturo Checchi (disegnatore, pittore, incisore, scultore), nasce il 29 settembre 1886 nella verde campagna fiorentina di Fucecchio, sua prima e sempre presente forma d'inesauribile ispirazione per l'attività artistica.

Disegnatore precoce (a dodici anni si confronta con i maestri del Rinascimento), frequenta l'Accademia di Belle Arti di Firenze (1902), dove incontrerà Ghiglia, Mantelli, Rambelli e Costetti.. Oltre la lezione di insegnanti di notevole valore, quali De Carolis (che lo introduce alla tecnica della xilografia) e Fattori, Checchi non si fece sfuggire l'opportunità del contatto diretto con le opere d'arte di cui Firenze era ricca, primo fra tutti Andrea del Castagno.

Nutrito di cultura macchiaiola, post-macchiaiola, espressionista, Arturo Checchi inizia ad esporre le sue opere pittoriche nelle maggiori manifestazioni nazionali, quali la Promotrice fiorentina (1912; 1913), la< Secessione romana (1914; 1915), le Sindacali fiorentine, umbre, napoletane, le Biennali di Venezia (dal 1926 al 1940), le quadriennali romane (dal 1930 al 1960), nonché numerosi concorsi e mostre personali.

Oltre l'attività artistica, dal 1916 si dedica all'insegnamento, prima presso le scuole di Fucecchio e San Miniato, pervenendo nel 1925 alla cattedra di pittura all'Accademia di Belle Arti di Perugia (fino al 1938), dove ebbe come allieva una pregevole artista, che sarà poi sua moglie, Zena Fettucciari. Dal 1939 al 1945 è a Brera e dal 1945 al 1961, richiamato a Firenze, ricopre la secolare cattedra di pittura, che fu anche di Felice Carena, in quell'accademia da lui poco "frequentata" da giovane studente.

Fiorentino di nascita, ma perugino di adozione, Checchi morì a Perugia il 24 dicembre 1971, lasciando il ricordo del suo amore per la città attraverso le splendide ed affascinanti "Finestre".

Arturo Checchi dedica l'intera sua vita alle due passioni scoperte fin dalla gioventù: il disegno ed il colore.
Rapito dalla "pazzia per il disegno" ferma sulla carta il suo vivere ed il suo sentire. La piazza di Fucecchio, la famiglia, i cavalli, i buoi, i barrocciai, i lavori nei campi, la vita del mercato sono i soggetti con i quali Checchi inizia la sua attività grafica. Con un tratto rapido, lineare e plastico sintetizza una quotidiana abitudine della madre che si lascia pettinare dalla fedele Teresina (1914), o il padre che legge il giornale (1916).

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Gli ambienti ed i protagonisti della sua infanzia rimarranno una costante grafica, ampliata negli anni dai ritratti devoti ed amorosi di Zena e dagli schizzi veloci e sintetici di persone che siedono sulle panchine dei Giardinetti di Perugia o dai vacanzieri in spiaggia. Checchi dimostra di aver acquisito un segno sicuro, preciso, a volte energico e irruento ("Barca nera" ) a volte morbido e delicato ("Il cane").

Il febbricitante amore per il disegno si completa con "la follia ed il desiderio del colore", con il quale sprigiona la sua anima e persona. I suoi primi dipinti, che lo fanno conoscere agli intellettuali e ai cultori d'arte (ad esempio Ugo Ojetti), mostrano la riflessione sulla preziosità secessionista ("Autoritratto", 1908), la pennellesa densa e scabra di Van Gogh ("Camera ammobiliata", 1914) e lo strutturalismo luminoso dei macchiaioli ("Sobborgo fiorentino", 1912; "Coperta rossa", 1914; "Case rustiche", 1914). Arturo Checchi, però non fu né macchiaiolo né espressionista, come sottolinea l'amico Piero Bargellini, ma un uomo che assecondò il dono pittorico nutrendolo di colore.

Costanza e dedizione connotano il lavoro di Checchi, poiché approda a nuove soluzioni cromatiche, in quanto comincerà ad usare un colore più libero e spregiudicato. Dai monocromi tenebrosi di "Zena che cuce" o del "Profilo della madre", il pittore squarcia le tele con un rosso lampeggiante nei vari "Notturno".
Allo stesso tempo ad una pennellata pacata e silenziosa nella introspettiva serie delle "Finestre", ne alterna una scherzosa e divertente nei dipinti dei "Bagnanti" e della "Partita di calcio". Armonia, fierezza, delicatezza e robustezza sono gli aggettivi propri della produzione di Checchi,
La grafica e la pittura esprimono le emozioni, i contrasti, lo studio, la freschezza, la scoperta e lo sperimentalismo di un artista che non era mai soddisfatto del suo lavoro, anche quando creava le migliori opere.

" Credo di non aver mai fatto scivolar via un solo giorno della mia vita senza disegnare". A.C.

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